Sophia Loren Official Fan Club
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"Chi" festeggia la Loren
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Il settimanale "Chi" dedica 100 pagina a Sophia Loren, in vista dei suoi 80 anni. Ripercorrendone: "La Vita", "Il Cinema" e "Lo Stile". 
In edicola dal 05/09
Sophia Loren: Quando misi in fuga Marlon Brando
"Sul set allungò le mani: la mia reazione lo spaventò". Per i suoi 80 anni la diva si regala un'autobiografia ricca di segreti, incluso il rifiuto di sposare Cary Grant. Iniziando dall'infanzia senza padre, che è la chiave di tutto: dei complessi che si è portata dietro, ma anche del successo. 
Di Maria Laura Giovagnini
Alberto Moravia l'aveva capita già nel 60', quando scrisse di lei: "Il successo è un surrogato per la normalità irraggiungibile"? 
libroiodonna
E come no? La diversità della mia famiglia, che mi ha riempito di vergogna, mi ha al tempo stesso spinto ad affermarmi, a dimostrare chi sono. Moravia era l'autore di La Ciociara, e io un po' ammiro, un po' tempo gli intellettuali: ho sempre paura di sembrare stupida, so' fatta cosi'. Perchè non sono andata all'università, non mi hanno neppure dato il diploma magistrale visto che mia madre mi ha tirato fuori di corsa dalla scuola per portarmi a Roma. Ho dei complessi... Ora (ammetto) meno: quando nella vita riesci, capisci che meriti quel che hai. La fortuna serve, però - se la 
lasci passare senza accorgertene - non combini niente. Che peccato,comunque, non aver studiato: quanto mi piaceva la filosofia! Platone, Socrate... Mi sono fermata a Kant, e ancora me lo ricordo.
Un caso che Kant sia, tra l'altro, il filosofo dell'importanza dell'etica: "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"?
Per me comportarsi bene è assolutamente normale, naturale: quando nasci devi impararlo. E poi io sono religiosa, prego molto. Adoro questo Papa.
Non sarà stato facile tenere i piedi per terra quando, nel 1957, arrivò a Hollywood.
Dopo la guerra, al cinema non mi ero persa un film americano: vedere in carne e ossa quegli attori (Tyrone Power, Rita Hayworth, Judy Garland)
Appunto: trovandosi in un sogno, si può perdere la bussola.
Vabbe', mica so' scema! Ho voglia di stare bene, di apprezzare gli altri. Di apprezzare me stessa: sono una persona positiva e ho sempre avuto una calamita interiore nell'attirare (e riconoscere) le persone più giuste, più adatte a me.
Come Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni.
Senza Vittorio non avrei trovato la mia vera voce, non sarei diventata quella che sono. La nostra affinità derivava anche dall'essere napoletani: si piange, si ride, si cambia umore con facilità, si affrontano le cose con ironia. Inaugurammo le nostre collaborazioni nel 1954 con L'oro di Napoli. La camminata sfrontata della "Pizzaiola" mi rivelò a me stessa, non solo al pubblico: per la prima volta in assoluto ho avvertito che il mondo mi era amico. Con Marcello ci conoscemmo lo stesso anno, sul set di Peccato che sia una canaglia: condividevamo la riservatezza, l'ottimismo, una certa gioia di vivere e la consapevolezza della nostra fortuna. L'alchimia era cosi' palpabile che si chiedevano se ci fosse qualcosa di più tra noi due. La risposta è: no.
Marlon Brando invece - si deduce dal libro - non era affatto "adatto".
Ritardatario (un difetto che non sopporto), incapace di disciplina: durante le riprese di La Contessa di Hong Kong decise di mangiare esclusivamente gelati e ingrassò al punto di compromettere il suo ruolo. Un giorno allungò le mani. Lo guardai e, calma calma, gli sibilai: "Non ti permettere. Non conosci le mie reazioni: devi avere paura".
Oltre alla avances di Brando, ha rifiutato la proposta di matrimonio di Cary Grant.
Non nego che il suo corteggiamento mi abbia mandato in confusione, però una famiglia intendevo crearla con Carlo (il produttore Carlo Ponti, ndr), per quanto la nostra storia fosse ancora clandestina. Ho deciso per la cosa giusta, non c'è dubbio alcuno.
Cosa rappresentava Ponti?
Sin dal primo incontro, nel 1951 (io non avevo 17 anni, lui 39) mi ha dimostrato di essere un uomo serio. E' stato il primo a credere in me, mi rendeva sicura: se andavamo al ristorante e magari mi riprendeva perchè mangiavo l'omelette con il coltello, mi vergognavo (e in quel posto non ci rimettevo più piede), però sapevo che agiva nel mio interesse. Essendo più grande rappresentava - oltre all'amore - quel padre che non avevo avuto. Mi ha indirizzata tantissimo, mi ha spinto a seguire corsi di dizione, a imparare l'inglese: insieme abbiamo realizzato cose belle.
Vincere un Oscar, per esempio, con La Ciociara. Nell'autobiografia racconta che, per smorzare l'ansia in attesa del verdetto, si mise a preparare il sugo. La cucina per lei sembra quasi un esercizio zen.
Ma quando mai? Ho sofferto tanto la fame, per me le cose positive passano anche attraverso la tavola, il mangiare.
L'amarezza maggiore?
Verso i 30 anni: il desiderio di maternità era diventato un assillo e per due volte non avevo portato a termine la gravidanza. Il ginecologo sentenziò: "Ha bei fianchi, ma non avrà mai un figlio".
Un commento da denuncia. Poi i figli li ha avuti, grazie ad un medico di Ginevra. Come mai è rimasta in clinica ben 50 giorni dopo la nascita di Carlo?
Avevo paura che il vento facesse venire la tosse al bambino... In realtà, c'era il timore di non cavarmela da sola come mamma. Per fortuna, ci pensò il dottore: gli serviva la stanza, cosi' fui costretta a uscire.
Di "ieri" abbiamo raccontato parecchio. Passiamo all'oggi e al domani.
Sul domani non mi pronuncio per scaramanzia, da brava napoletana. L'oggi è esattamente quello che ho desiderato: sento ancora la stessa frenesia di vivere. Possiedo il Dna fiusto, sono in forma (facimm' 'e cuorna): dedico un quanto d'ora al giorno all'esercizio, sto attenta al cibo e al sonno. Per quanto i pensieri, a volte, mi tengano sveglia.
Quali pensieri?
Maronna quante cose vuole sapere... Quel che aspetta i miei figli e i miei quattro nipotini in questo mondo pieno di orrore.
C'è qualcosa che non ci siamo dette?

Precisa davvero, eh.
Parliamo da un sacco, ho contato i minuti. 
Bisogna. La vita, di per sé, è sbaraglio.
Fonte: IO DONNA
Exclusive: Preparation exhibition in Mexico
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Courtesy of the: 
Director ALFONSO MIRANDA
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